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Tradizioni tessili sarde: i materiali della tessitura

di Elisabetta Roncati
materie prime sarde

Nella terza puntata del nostro viaggio virtuale scopriamo le materie prime utilizzate sull’Isola

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LANA, LINO, CANAPA, COTONE, SETA, BISSO

La Sardegna è ricchissima dal punto di vista delle risorse, tanto è vero che nel corso della storia sull’Isola sono state usate quasi tutte le materie prime naturali utili in ambito tessile. Molte delle informazioni di seguito riportate sono giunte fino a noi grazie ad importanti documenti conservati negli Archivi dei capoluoghi.

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Tradizioni tessili sarde: i materiali della tessitura

LANA materie prime sarde

Senza ombra di dubbio la lana di pecora (lana erveghina, lana feminina) è stata la materia prima più utilizzata in Sardegna e per questo la più conosciuta anche dai turisti. A volte veniva mischiata con lana di capra per ottenere tessuti ruvidi e grossolani coi quali si confezionavano indumenti da lavoro e borse porta oggetti (bisacce). Per il medesimo scopo si usava perfino la lana d’agnello (lana andzonina).

LINO

Nell’economia tradizionale di molte zone della Sardegna, basata sulla cerealicoltura e sulla pastorizia, la rotuzione delle colture agrarie aveva notevole spazio. La pianta più utile a tale scopo era il lino, impiegato poi nell’artigianato tessile regionale. Addirittura sull’Isola crescevano alcune varietà di lino selvatico (linu burdu) e la zona di Sassari era famosa per la sua tessitura.

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Tradizioni tessili sarde: i materiali della tessitura

CANAPA

Attualmente in Sardegna della pianta è rimasto solo il nome (cánnau, cannáu, cánniu, cágnu, cannaíttu, cannoíttu) legato soprattutto ad un certo tipo di corde ottenute proprio lavorando questa fibra. Dal punto di vista tessile l’impiego della canapa è da datarsi all’epoca medievale.

COTONE materie prime sarde

Come ben sappiamo le più vaste coltivazioni di cotone si hanno in America, India, Cina, Egitto, Pakistan, Sudan ed Europa Orientale. Nel bacino del Mediterraneo il cotone arrivò grazie agli arabi. In Europa è con la rivoluzione industriale che la fibra inizia massivamente ad essere utilizzata, sotto la spinta di invenzioni meccaniche e tecnologiche. È proprio per questo che l’introduzione della coltura del cotone in Sardegna fu abbastanza tarda, da ascriversi non prima del 1600.  

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Tradizioni tessili sarde: i materiali della tessitura

SETA

Non si conosce ancora come l’allevamento dei bachi da seta e la coltivazione del gelso (il loro principale alimento) giunga in Sardegna. Al momento l’unica certezza è data da alcuni documenti medioevali, conservati però in archivi spagnoli (precisamente a Barcellona), oltre che a Genova e Pisa. Questi attestano la presenza di tessuti di seta sull’Isola nel Medioevo. Comunque quasi tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che la produzione autoctona non sia tarda.

Parlando di seta arriviamo così ad un vero e proprio tesoro dell’Isola, il BISSO MARINO.

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Tradizioni tessili sarde: i materiali della tessitura

Con questo termine, derivato dal tardo latino byssus e dal greco byssos, vennero indicati tessuti molto diversi tra loro a seconda delle varie epoche, ma sempre molto preziosi. In realtà, nel linguaggio biologico, il termine byssus indica i filamenti prodotti in forma semifluida e induriti dal contatto con l’acqua di mare, da una ghiandola presente nel corpo di alcuni molluschi. Il principale è la cosiddetta Pinna nobilis, che rilascia questi fili per fissarsi saldamente al fondale e rimanere ancorata. L’animale così non si sposta per le correnti. Ed è proprio dalla Pinna nobilis che si ottiene, fin dall’antichità, un tessuto di aspetto sericeo e di colore bruno dorato, detto “seta marina”.

Come in altre regioni italiane anche in Sardegna la pesca della pinna in passato si praticava abbondantemente e con il bisso si creavano guanti, scialli, cappelli, giubbetti e altri capi di vestiario. Oltretutto la Pinna nobilis, prima che venisse dichiarata specie protetta, era impiegata nell’alimentazione.

La tradizione della filatura del bisso era diffusa soprattutto sull’isola di Sant’Antioco e alla Maddalena e così rimase fino agli inizi del Novecento.  Purtroppo l’usanza si è andata man mano perdendo e ad oggi rimane un’unica maestra di questa particolare filatura e tessitura: Chiara Vigo, che proprio sull’isola di Sant’Antioco risiede.

Vi aspettiamo la prossima settimana per scoprire insieme i centri abitati più importanti per la tradizione tessile.

Si ringraziano @visitsardinia e @cagliariairportofficial

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