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Re Granchio

di Rossella Preste
Re Granchio
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Intro

Il film dei registi italo-americani Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, è stato presentato in occasione del Festival di Cannes 2021 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs ed è l’ultimo capitolo di una trilogia dedicata ai racconti popolari italiani (insieme a Belva Nera, cortometraggio del 2013 e Il Solengo, documentario del 2015). Il film, prodotto da Ring Film con Rai Cinema in coproduzione con Shellac Sud, Volpe Films, Wanka Cine in associazione con Laser Film, è diffuso nelle sale italiane da Luce – Cinecittà dal 2 dicembre.

Trama

Un bar nei dintorni di Roma ai giorni nostri. Un gruppo di cacciatori attorno a un tavolo racconta la storia di Luciano, il pazzo ubriacone di Vejano, villaggio della campagna viterbese. I fatti narrati sono ambientati alla fine del XIX secolo. Luciano si oppone al Principe, sua nemesi, che obbliga i pecorai del luogo a fare un lungo giro tenendo chiuse le porte che si trovano sulle terre di sua proprietà ignorando le leggi del diritto di passaggio. Il protagonista, dopo essere tornato dal sanatorio di Roma, riprende la sua relazione con Emma, figlia di un pastore del luogo, il quale non vede di buon occhio il legame tra i due innamorati. Nel giorno di festa in onore di Sant’Orsio, Luciano dà fuoco all’edificio la cui porta è ancora sbarrata per volere del Principe. È così costretto a scappare dal paese natio e a vagabondare per il mondo. Durante le sue peregrinazioni viene a conoscenza di un tesoro nascosto nella Terra del Fuoco si mette alla sua ricerca.

Critica

La trama ripropone le tematiche sempiterne di un grande classico: l’amore, la libertà, la scelta, la felicità, l’avventura. I due registi propongono una sorta di epopea montecristiana: un amore corrisposto ma da molti ostacolato, un rivale potente che nuoce e tenta di incarcerare il protagonista, una fuga precipitosa verso lidi lontani alla ricerca di un tesoro per ottenere vendetta e soprattutto riscatto.

Il film è diviso in due capitoli ben distinti e esplicitati alla Tarantino:

Capitolo 1 – Il fattaccio di Sant’Orsio

Capitolo 2 – In culo al mondo

Il verde dell’ambiente pastorale è l’elemento che caratterizza la prima parte del film. Ai campi lunghi e lunghissimi di terreni coltivati, di rovine del borgo invase dalla vegetazione e di greggi di pecore al pascolo illuminati dalla luce naturale del giorno, si alternano i primi piani dei volti segnati dei pecorai in interni scuri teatralmente illuminati da squarci di luce che entra lateralmente dalle finestre (quasi a ricordare delle composizioni caravaggesche) e riprese in controluce dove il verde cede il passo all’arancio.

Re Granchio

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Film

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opera

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Re Granchio

opera

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È invece l’azzurro l’elemento chiave della seconda parte del film, quella relativa all’avventura marinaresca del nostro protagonista e che si svolge a Bahia Aguirre, nell’Isola Grande delle Terra del Fuoco. Le due storie sembrano essere separate. Ma il verde dei pascoli diventa azzurro tra le pietre, mantenendo il continuum narrativo, grazie ad un terzo elemento: quello dell’acqua. L’acqua è presente in tutte le sue forme, in evoluzione costante. Comincia sotto forma di fonte dove le contadine di Vejano vanno a lavare i panni, poi di torrente dove gli amanti fanno il bagno nudi, poi di lago davanti al quale Luciano dà in pegno ad Emma un gioiello etrusco, e continua nel secondo capitolo sotto forma di oceano e infine assume le fattezze della laguna del granchio. Una sorta di percorso che si snoda lungo l’acqua per cercare la sua stessa sorgente. Come il granchio che cerca il lago, Luciano cerca il tesoro.

cinema

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Re Granchio

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acqua

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Re Granchio

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elemento

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Quella che viene suggerita non è una sola storia ma tante storie, intrecciate, una dentro l’altra e nelle loro molteplici variazioni. La prima parte è raccontata dai cacciatori romani che ricostruiscono insieme la storia di Luciano figlio del dottore, Luciano pazzo, Luciano ”mbriacone”. Ma qui la novella si ferma perché nessuno di loro sa esattamente cosa sia successo dopo il “fattaccio”. La seconda parte parla della leggenda della laguna del granchio conosciuta degli indios Ona e dei pirati spagnoli. Un racconto fatto di tanti racconti diversi. È attraverso il cinema che la storia orale, le leggende, le tradizioni e il sapere popolare possono essere preservate, tramandate e possono diventare patrimonio collettivo.

Nel film il tempo è migratore, esso si sposta su flash-forward e flashback sottolineando la volontà dei registi di cercare dei legami tra il prima e il dopo, tra il passato ed il presente. Le ambientazioni ed i costumi seguono il principio di un realismo anacronistico: ogni dettaglio è curato, credibile e realistico ma i vari elementi (interni, abiti, acconciature) appartengono ad epoche diverse come se, anche loro, cercassero di assestarsi attraverso la cinepresa nel processo di riappropriazione delle nostre storie.

elemento

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Re Granchio

arte

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Re Granchio

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colori

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Re Granchio

La colonna sonora è costituita da cori e da voci singole che cantano vecchi canti popolari, da strumenti a fiato e rumori d’ambiente. La lentezza, che permette di costruire e fissar su pellicola scene che sembrano dipinti usciti dal pennello di un artista macchiaiolo, non impedisce di seguire con coinvolgimento il film aspettando di vedere come sarà la fine.

colori

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Re Granchio

Ho potuto visionare il film su Vimeo grazie all’addetta stampa della Shellac. Le immagini presentate sono degli screenshot fatti direttamente dal video. Per i dipinti invece:

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