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La CryptoArt debutta all’asta: rivoluzione o moda passeggera?

di Alberto Villa
Crypto Art

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Se siete soliti seguire le più recenti tendenze del mercato dell’arte come se si trattasse della nuova collezione di Dior, avrete sicuramente notato che negli ultimi mesi si sta parlando sempre di più di CryptoArt. Secondo il parere di molti si tratta di una totale rivoluzione del settore artistico.

A sentire altri, invece, non è che l’ennesima novità fine a se stessa. Senza dubbio, però, è un fenomeno interessante e complesso, che potrebbe celare risvolti inaspettati.

Ma cosa si intende per “CryptoArt”?

Si tratta di una tipologia di arte interamente digitale e crittografata, che sfrutta la tecnologia blockchain (una sorta di archivio digitale immutabile, lo strumento alla base delle criptovalute come Bitcoin).

Cosa cambia rispetto all’arte digitale ormai già largamente diffusa?

La differenza principale sta nella possibilità di autenticare l’opera attraverso un NFT (Non Fungible Token), che funge da “firma” e che certifica l’autenticità e la proprietà dell’opera stessa.

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Tra i primi artisti italiani a lavorare con la CryptoArt ci sono il duo Hackatao o, più recentemente, Federico Clapis.

In questi ultimi giorni, però, a catalizzare l’attenzione è stata la vendita, firmata Christie’s, di “Everydays: the first 5000 days”, un’opera di CryptoArt realizzata dal digital artist Beeple. Si tratta della prima volta che una creazione interamente digitale viene battuta all’asta.

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La CryptoArt debutta all’asta: rivoluzione o moda passeggera? – Una delle immagini che compongono “Everydays: the first 5000 days“. Courtesy Beeple & Christie’s.

Ma c’è di più: Everydays, costituita da una raccolta di 5000 opere digitali che l’artista ha realizzato negli ultimi 13 anni, è stata acquistata esclusivamente mediante una criptovaluta (nello specifico Ether). L’evento si è concluso lo scorso 11 marzo con la vendita dell’opera per l’astronomica cifra di 69.4 milioni di dollari. Solamente nell’ultima mezz’ora dell’asta online (durata due settimane) le offerte sono passate da circa 14 milioni di dollari alla cifra finale, aumentando di quasi il 500%.

Lo straordinario successo di questa vendita sottolinea la crescente importanza della blockchain.

In base alle dichiarazioni del World Economic Forum, infatti, entro il 2027 il 10% del Pil globale sarà immagazzinato attraverso questa tecnologia. E l’arte, che è sempre più legata all’economia e al mercato, non potrà che seguire questa tendenza.

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La CryptoArt debutta all’asta: rivoluzione o moda passeggera? – Una delle opere che compongono “Everydays: the first 5000 days“. Courtesy Beeple & Christie’s.

Sarebbe utopistico pensare che la CryptoArt soppianterà tutte le altre forme d’arte, ma è probabile, almeno nei prossimi anni, che andrà a caratterizzare una fetta del mercato non indifferente.

Attenzione però a non farsi abbindolare dalle alte cifre raggiunte da questa prima asta: proprio il carattere inedito di un NFT nel mercato secondario dell’arte e la conseguente copertura mediatica sono fattori importanti del prezzo conseguito.

Non aspettiamoci, insomma, che ora tutte le opere NFT verranno vendute a cifre così alte: il rischio è quello di polarizzare l’offerta artistica e di andare incontro a una bolla destinata a scoppiare in breve tempo.

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