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KIAF Seoul 2021 e il sistema dell’arte coreano

di Valentina Buzzi

Tutto ciò che dovete sapere sulla 20a edizione della Fiera dell’arte internazionale di Seoul

Domenica 17 ottobre ha segnato la fine della 20a edizione di KIAF, la Fiera internazionale d’arte in Corea , che dopo una pausa legata alla pandemia, è tornata fisicamente nelle sale espositive della COEX Mall per il suo ultimo anno come fiera indipendente. Il settembre del prossimo anno marcherà la prima edizione in collaborazione con Frieze.

L’edizione del 2021 – che ha visto oltre 170 gallerie leader del panorama coreano ed internazionale – ha annunciato una vendita record di 65 miliardi di won (54,8 milioni di dollari), confermando ancora una volta come il mercato dell’arte sudcoreano stia diventando sempre più significativo su scala globale. La fiera ha presentato anche una online viewing room (visitabile fino al 23 ottobre), una serie di talk ospitati nella “Talk Lounge” all’ingresso della fiera ed una mostra che ne celebra il 20imo anniversario all’aeroporto di Incheon:

“Un evento unico finalizzato a massimizzare l’effetto promozionale della fiera in un periodo prolungato, per promuovere KIAF SEOUL a galleristi, collezionisti e ospiti locali e stranieri che arrivano in Corea all’aeroporto internazionale di Incheon, il gateway principale per la Corea”

La scena dell’arte contemporanea guadagna costantemente spazio nella vibrante città di Seoul, dove recentemente molte gallerie leader nel panorama internazionale hanno aperto la loro sede nella capitale (le ultime aperture marcate da Koening Gallery e Thaddeus Ropac) ma anche dove gallerie locali, progetti di arte pubblica, eventi ed iniziative museali sono più fiorenti che mai (con una riapertura impressionante del Leeum Musem, di cui parlerò presto).

Il recente annuncio della partnership con Frieze può quindi essere visto come un ulteriore segnale di quanto Seoul stia diventando un riferimento importante per l’arte: inutile dire che le due fiere si sono svolte contemporaneamente a Seoul e Londra, organizzando addirittura un cross-talk per presentarsi reciprocamente ai rispettivi collezionisti e pubblico.  

La Corea sembra determinata nel conquistare il mondo dell’arte, dopo aver fatto breccia in milioni di cuori con la hallyu – e siamo tutti entusiasti di assistere ai risultati di questa nuova wave.

Korea

KIAF
Chiharu Shiota at Gana Art booth, Pic. by Friederike Glietsch

Una prima overview di KIAF

La fiera, che ha aperto i battenti per la VVIP & press preview mercoledì 13 ottobre, ha presentato un’ampia selezione di arte coreana e internazionale, rappresentata sia da gallerie leader che emergenti. Tra le maggiori gallerie coreane hanno partecipato Gana Art, Kukje Gallery, Leeahn Gallery, Hyunday Gallery e PYO Gallery; mentre la presenza internazionale ha visto importanti nomi come Pace, Lehmann Maupin, Perrotin, Sprtuh Magers e Tang Contemporary Art.

Nel complesso, KIAF ha presentato molteplici tipologie di opere: dalla pittura alle opere su tela realizzate con tecniche miste, dalle sculture alle installazioni, dalla video arte e arte digitale alle NFT. La fotografia era quasi assente, seguendo le tendenze dei collezionisti coreani, che prediligono le opere pittoriche.

FIERA

Korean International Art Fair
Takashi Murakami at Perrotin booth, pic. by Friederike Glietsch

La scelta delle gallerie coreane ha puntato molto sulle opere dei principali rappresentanti del  Dansaekhwa (movimento coreano della pittura monocromatica fondato a metà degli anni ’60) e post-Dansaekhwa come Park-Seo Bo, Lee Gang-So Kim Tschang-Yeul, Yin Hyong-Keun, oltre a pittori minimalisti e 3D come Kim Tae-Ho e Lee Ufan tra gli altri. Vi era inoltre un grande impegno nel promuovere l’arte contemporanea e ultra-contemporanea coreana, sia con artisti affermati, che con talenti giovani e/o emergenti. Scelta, del resto, in linea con l’obiettivo di KIAF di promuovere l’arte locale ad un pubblico internazionale più ampio

KIAF

Per quanto riguarda gli artisti internazionali, erano presenti grandi nomi come Damien Hirst, Jeff Koons, Barbara Kruger, Alexander Calder, George Condo, Kaws e Takashi Murakami (con una personale allo stand di Perrotin).

È senz’altro interessante notare come l’arte africana fosse meno presente rispetto a quanto si osserva nelle tendenze del mercato occidentale, forse la Corea deve ancora ricevere l’onda della black art che sta conquistando con successo l’occidente.  Un altro fattore notevole è la minima presenza di arte legata a questioni sociali contemporanee come il femminismo o il cambiamento climatico, con le poche opere presenti portate principalmente da gallerie internazionali. Fattore per altro sintomo della realtà socio-culturale coreana, dove il femminismo è ancora una parola sussurrata sottovoce.

Questa scelta potrebbe anche riflettere un diverso tipo di sensibilità, totalmente orientale, che vede il prediligere dei concetti armonici della filosofia confuciana applicati nell’arte: dal delicato potere della monocromia, a quello delle stratificazioni del colore sulla tela, con un incessante lavoro su movimento, materia e volumi

Eppure l’arte è spesso portatrice di nuove sensibilità, ed è interessante vedere come l’arte legata al cambiamento climatico abbia invece già preso il sopravvento in molte gallerie di Seoul (ma forse ha ancora bisogno di colpire il cuore del collezionismo). Sicuramente sarà affascinante osservare gli esiti dell’imminente contaminazione tra KIAF e Frieze, tra il sistema coreano e quello internazionale (ma per questo bisognerà aspettare settembre 2022).

Nel complesso la fiera ha visto principalmente come suoi protagonisti le opere su tela e i dipinti, ma anche opere tessili e di tecniche miste, l’astratto, il pop, l’espressionismo e (meno presente) il figurativo. In fiera sono state portate anche alcune opere scultoree di grande effetto, come l’opera di Alicja Kwade alla galleria Koening. La presenza dell’arte digitale e NFT (con opere di Teamlab, Matthew Stone, Nam June Paik o Cody Choi) segue le tendenze del mercato e l’incessante digital-turn verso l’arte non fisica (già molto presente a Hong Kong). La galleria Esther Schipper, ad esempio, ha presentato anche un’opera VR di Hito Steyerl.

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Il sistema dell’arte e del collezionismo coreano

Ho visitato personalmente KIAF sia mercoledì 13 ottobre durante l’anteprima VVIP che due giorni dopo: la fiera era molto grande e necessitava almeno di due giorni per essere osservata con attenzione. Quello che ho subito notato è stato l’altissimo numero di vendite (segnalato dai puntini rossi vicino alle opere d’arte) già dal primo giorno di preview. Il venerdì (che è stato il primo giorno di apertura al pubblico) molte gallerie avevano già cambiato le opere esposte in quanto le precedenti erano già state vendute e portate a casa dai collezionisti.

Ho notato molte opere in stile neo-pop, post-pop o graffiti art con riferimenti alla cultura mainstream fossero sold out in diversi stand (opere di artisti affermati come Kaws o Takashi Murakami ma anche di talenti emergenti come il taiwanese-americano James Jean o il coreano N5bra).

Importante tra l’altro notare come molti degli artisti internazionali portati in fiera avevano già esposto in gallerie o musei in Corea: una tattica intelligente per “educare” il gusto dei collezionisti locali e “stuzzicarli” prima del grande evento.

KIAF

In merito alla questione del collezionismo in Corea, ho avuto un’interessante chiacchierata con un rappresentante della galleria Gallery Planet. Insieme abbiamo commentato il comportamento dei collezionisti coreani, rendendoci conto di come ci sia una certa frenetica volontà (o necessità) di acquistare, e come questa volontà sia assecondata velocemente.

“I collezionisti coreani vogliono comprare subito; aspettano l’apertura della fiera sin di primo mattino per mettere le mani sul pezzo che desiderano”

Questa nuova esigenza frenetica di acquistare e collezionare arte, come investimento o affermazione di status, è forse legata al panorama socio-economico della Corea del Sud, che negli ultimi decenni ha conosciuto un incredibile sviluppo economico (il cosiddetto “ miracolo del fiume Han”). Inoltre, gli sforzi del Paese nell’investire nel soft power e nelle politiche culturali ha attirato negli ultimi anni l’attenzione internazionale, aumentandone l’influenza e aprendo ampiamente i confini a vari tipi di turismo nel periodo pre-pandemia. Oggi sempre più persone attendono pazientemente la riapertura delle frontiere per venire a visitare Seoul.

Sempre più spesso, la generazione dei giovani e benestanti si trova coinvolta nel mondo dell’arte, della moda e del lusso, mentre cammina per le strade scintillanti di Gangnam (come, ironicamente, racconta la famosissima canzone “Gangnam Style”). In questa dinamica, i social media giocano un ruolo importante: da nessuna parte come in Corea ho visto una così forte partecipazione digitale legata all’arte. Ed è un fenomeno interessante, che apre infinite possibilità per chi l’arte la fa, la compra o la vende. Inutile dire che il paese sta investendo in maniera significativa nelle politiche del digitale legato all’arte, da realtà aumentata a metaverse, riducendo sempre di più i confini tra arte, cultura e tecnologia.

Report

Pochi giorni fa, The Art Newspaper ha pubblicato un articolo che spiega perché Seoul potrebbe diventare la nuova capitale dell’arte in Asia, dove alcuni fattori principali si devono all’assenza di tasse legate all’arte (rispetto alle condizioni immobiliari quasi folli), e al recente tramonto di Hong Kong dovuto alle misure sempre più restrittive adottate dalla Cina.

“Recentemente, la Corea è diventata oggetto di interesse delle principali gallerie e case d’asta internazionali. Le gallerie che un tempo stabilivano piccole filiali hanno ampliato la loro portata e, successivamente, sempre più gallerie si stanno preparando ad aprire filiali o uffici dopo aver assistito a tali espansioni.  Ci si aspetta inoltre che le case d’asta più prestigiose a livello internazionale entrino presto nel mercato coreano. La futura partnership tra KIAF Seoul e Frieze Fair nel 2022 porterà notevoli cambiamenti al mercato dell’arte nazionale e asiatico”

Jinsu Seo (docente di economia presso la Kangnam University)

Il successo della ventesima edizione di KIAF Seoul, che ha segnato un record di vendite ed una presenza di 88.000 visitatori, può senz’altro essere interpretato come uno degli effetti dell’importante cambiamento nella struttura socio-economica sudcoreana. Le possibilità per il mondo dell’arte, sia privato che pubblico, sono sicuramente molteplici, e in molti osserviamo con rinnovato interesse quelli che saranno i futuri sviluppi di un paese che sempre di più sceglie arte e cultura come investimenti fondamentali.

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