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Firenze in un giorno. Visita della mostra “Donatello, il Rinascimento” a Palazzo Strozzi

di Rossella Preste
Donatello Palazzo Strozzi

Donatello Palazzo Strozzi

La mostra Donatello, il Rinascimento è stata inaugurata nelle due sedi, Palazzo Strozzi e il Bargello, il 19 di questo mese ed è visitabile fino al 31 luglio 2022. L’esposizione, a cura di Francesco Caglioti, è la prima monografica di questa portata sull’artista fiorentino (sulla scia di quella dedicata al Verrocchio, maestro di Leonardo proposta nel 2019) e raccoglie circa 130 opere, alcune delle quali non erano mai state spostate dalle loro collezioni. L’organizzazione e la movimentazione dei manufatti, spiega Arturo Galansino, direttore generale di Palazzo Strozzi, sono state particolarmente delicate e difficili, a causa della varietà delle dimensioni e dei materiali delle opere selezionate. Questa grande retrospettiva è stata possibile grazie a prestiti eccezionali e grazie alla collaborazione con il Staatliche Museum di Berlino e il Victoria and Albert Museum di Londra.

Donato di Niccolò di Betto Bardi, detto Donatello (Firenze, 1387 – 1466), è celebrato come l’artista faro di un’intera epoca. Inventore del Rinascimento e “più grande scultore del suo secolo”[1], egli non è solo un modello di ispirazione per i suoi contemporanei ma anche per le successive generazioni di artisti che furono influenzati dalla sua opera fino al Seicento e oltre.

Fondazione

Il filo cronologico e quello tematico proseguono di pari passo nelle varie sale.

La mostra si apre con le opere realizzate durante la giovinezza come il David marmoreo (1408 – 1409), dalle influenze ancora gotiche, e il Crocifisso di Santa Croce (1406 – 1408) entrambi realizzati dopo il primo soggiorno romano in compagnia di Brunelleschi, per  proseguire con la tappa senese e quella padovana e proporre approfondimenti sulla scultura, lo spazio, la figura umana e il recupero degli spiritelli, figure usate dall’artista come veicolo per rappresentare il movimento costante e armonico, fino alla vecchiaia e alle ultime opere compiute nonostante l’età avanzata e il parkinson.

Donatello Strozzi

Donatello è stato un artista prolifico, che si è contraddistinto per la grande capacità di sintesi, l’abilità narrativa e la rappresentazione delle emozioni. É stato inoltre un grande sperimentatore che ha saputo modernizzare la tecnica: nel percorso espositivo sono presentate opere realizzate in diversi materiali come la terracotta, il marmo ed il bronzo. Per la statua di San Ludovico di Tolosa (1423 – 1425), in bronzo dorato, lo scultore si avvale di una metodologia più veloce e meno complessa, facendosi portavoce di una modernità non solo iconologica ed iconografica, ma anche puramente tecnica. Tra le innovazioni tecnologiche create da Donatello figura lo stiacciato, una tecnica di rilievo appiattito che rende i volumi e la tridimensionalità grazie alle regole prospettiche, creando l’illusione di profondità in pochi centimetri o millimetri con un effetto quasi pittorico. Donatello utilizzò questa tecnica sia per la scultura marmorea che quella bronzea. Due superbi esempi in mostra sono: Il banchetto di Erode, realizzato per il fonte battesimale del Battistero di Siena (1423 – 1427) e la lastra tombale di Giovanni Pecci (1426 circa) situata sul pavimento del Duomo di Siena.

Palazzo Strozzi

San Ludovico di Tolosa (1423 – 1425)

Donatello porta avanti un inestimabile e costante lavoro per rompere la rigida fissità della scultura, nella continua ricerca e rappresentazione del movimento e della narrazione. Nel grande Crocifisso bronzeo per la Basilica del Santo di Padova, realizzato tra il 1444 e il 1447, l’artista utilizza sagacemente un piccolo perizoma lacero che sembra mosso dal vento. Esso è un esempio dell’“inventare acuti espedienti per dar moto ai corpi e simulare la partecipazione delle figure al flusso continuo dell’esistenza terrena”[2].

Donatello Fondazione Palazzo Strozzi

Donatello Palazzo Strozzi
Crocifisso bronzeo (1444-1447)

Donatello si lascia ispirare dai modelli classici. Non si tratta però di una classicità riprodotta in mera copia, ma una classicità impiegata come chiave di lettura della realtà, che permette all’artista di dare vita a grandi opere senza tempo che sono il perfetto connubio tra ciò che è stato creato nelle ere passate usato come inesauribile fonte di ispirazione e la sua trasformazione in qualcosa di nuovo ed inedito che sa di avanguardia. Donatello ripropone l’arte del passato, non solo quella classica greca e romana, ma anche quella bizantina e il più recente gotico internazionale, per creare uno stile personalissimo e intramontabile che ha segnato tutta la storia dell’arte occidentale successiva.

“Se il Quattrocento si accontentò quasi sempre delle parti esteriori del mondo donatelliano […] ci volle poi tutto il Cinquecento perché, con Leonardo, Michelangelo, Raffaello e tantissimi altri, la svolta donatellina producesse i suoi effetti più profondi e più veri” [3].

Un esempio dell’utilizzo, appropriazione e trasformazione degli stili precedenti è il Pulpito del Duomo di Prato che Donatello porta a termine dopo quasi dieci anni. L’opera viene commissionata a lui e a Michelozzo nel 1428. I lavori però tarderanno a partire. Sarà solo nel 1433 che i due celebri artisti si metteranno al lavoro con gli Operai della Cappella della Cintola per terminare nel 1438. Durante questo lungo periodo ha luogo un altro soggiorno romano dovuto all’intensa attività dello scultore. Al suo ritorno a Prato, Donatello attua dei cambiamenti al pulpito, proponendo un fregio continuo di putti danzanti con un mosaico dorato come sfondo.

Fondazione Strozzi

La mostra a Palazzo Strozzi si conclude con un altro soggetto desunto dalla classicità. Nell’ultima sala troneggia un’immensa testa di cavallo, detta Testa Carafa (1456 – 1458), magnificamente realizzata da Donatello per il monumento equestre, mai ultimato, per il Re di Napoli Alfonso V d’Aragona. Vasari la descrive come “tanto bella che molti la credono antica”[4]. Infatti l’allestimento della sala è completato da una seconda testa di cavallo,  Testa di cavallo Medici-Riccardi, capolavoro della scultura greca di età tardo-classica (350 a. C.) appartenuta a Lorenzo il Magnifico e oggi conservata al Museo archeologico di Firenze[5], che ha ispirato Donatello.

Donatello

Donatello
Testa Carafa (1456 – 1458) e Testa di cavallo Medici-Riccardi (350 a.C.)

La scenografia è essenziale e chiara, giocata sui toni chiari dell’azzurro e dell’intonaco. Tutte le opere, dai piccoli rilievi alle grandi sculture, hanno lo spazio necessario per assicurarne la fruizione e sono distanziate tra loro, in un percorso ad ampio respiro, articolato in undici sale. Arrivano a trovare spazio anche le immense porte bronzee della Sagrestia Vecchia nella Basilica di San Lorenzo, che sono state esposte da sole in un sala laterale, posizionate una di fronte all’altra come se si guardassero reciprocamente.

I pannelli all’ingresso di ogni sala spiegano in maniera fluida e accattivante l’essenza di ogni sala e suggeriscono, senza però imporlo, un percorso piuttosto preciso. Per quanto riguarda la parte del testo in italiano, esso permette di orientarsi nella linea temporale e approfondire la vita, lo stile, la tecnica e il cambiamento nella produzione artistica di Donatello.

Strozzi

Palazzo Strozzi
Allestimento

Era da tempo che aspettavo di rivedere Firenze, dopo averci vissuto un intenso anno tra il 2008 e il 2009. Una volta superato il trauma dell’arrivo in mezzo ad orde di turisti, stendardi colorati tenuti in mano da infaticabili guide che si sgolano sotto il sole marzolino nelle più svariate lingue del globo, vetrine d’alta moda a intasare ogni angolo e branchi di studenti stranieri, la sensazione di meraviglia prende il sopravento. Le facciate pulite e rilucenti del Duomo e del Battistero, le loro decorazioni simmetriche rosa e verde e l’oro della cupola attirano lo sguardo verso l’alto, sopra le teste dei viaggiatori la voce dei quali si spegne una volta accese le cuffie. Tutto è talmente colorato e i dettagli sono così netti che è come se fossero disegnati nel cielo.

Donatello Palazzo Strozzi Firenze

Firenze è uno dei soggetti più rappresentati: fotografata, registrata, rimpicciolita in magneti per il frigo, sfondo per video e film e disegnata con ogni stile sorta di stile.

Di seguito due proposte che ho trovato molto pertinenti e atipiche:

Il primo è un fumetto tutto italiano incentrato sulla vita e la produzione artistica di Donatello, creato da Guglielmo Favilla e Alessandro Balluchi e pubblicato dalla casa editrice toscana Kleiner Flug specializzata in comic books su letterati e artisti italiani famosi (serie Prodigi fra le nuvole, https://gliaudaci.blogspot.com/2021/03/donatello-di-guglielmo-favilla-e.html)

Il secondo invece è ambientato nella Firenze rinascimentale. Si tratta del manga giapponese ARTE dell’autrice Kei Ōkubo, distribuito in Italia dalla Panini. Il fumetto racconta la storia di Arte Spalletti, una giovane pittrice in cerca di affermazione (https://www.animeclick.it/news/79108-arte-recensione-del-piccolo-capolavoro-manga). Esiste anche una trasposizione animata più recente. La Yamato Animation ha messo a disposizione gratuitamente tutti gli episodi sul suo canale youtube (https://www.youtube.com/watch?v=9Pi9QymZnAA).

Donatello Palazzo Strozzi

[1]    Commento del curatore Francesco Caglioti sulla mostra

[2]    Commento del curatore Francesco Caglioti sulla mostra

[3]    Commento del curatore Francesco Caglioti sulla mostra

[4]    Pannello esplicativo in mostra

[5]    https://museoarcheologiconazionaledifirenze.wordpress.com/2014/01/31/firenze-museo-archeologico-nazionale-e-tornata-la-testa-di-cavallo-medici-riccardi/

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