Bolzano: alla scoperta dei “creatori” dell’arte dell’antica Roma
Un viaggio tra botteghe, mani e idee al Centro Trevi-TreviLab dove l’arte romana si racconta attraverso chi l’ha costruita
Bolzano fino al 12 Aprile 2026 diventa una soglia temporale. Entrare al Centro Trevi – TreviLab durante “Artifices. I creatori dell’arte” significa lasciarsi alle spalle l’idea dell’antico come qualcosa di distante e silenzioso per scoprire, invece, un mondo fatto di rumori di bottega e di mani che misurano, modellano e rifiniscono.
La mostra, realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale Romano, non si limita a esporre delle opere: costruisce un racconto che accompagna il visitatore dentro il cuore produttivo dell’arte romana là dove le idee prendono forma. Fin dai primi passi si ha la sensazione di attraversare non una sequenza di sale, ma una storia che si svela lentamente fatta di gesti ripetuti e saperi tramandati.
Camminando tra statue, rilievi, mosaici, epigrafi e oggetti della vita quotidiana emerge con naturalezza il vero tema del percorso: non l’opera in sé, ma chi l’ha resa possibile. L’arte romana appare così come il risultato di un sistema complesso di competenze dove la figura dell’artista si trasforma nel tempo passando da artigiano altamente specializzato a autore consapevole del proprio ruolo. Non c’è rottura, ma continuità: ogni passaggio è il frutto di un’evoluzione lenta costruita dentro le botteghe e le officine in un equilibrio costante tra tecnica, tradizione e ambizione.
In questo racconto l’arte smette di essere un’eccezione e diventa parte integrante della vita.
Uno degli aspetti più sorprendenti del percorso è la naturalezza con cui si passa dalle opere più preziose a quelle nate in contesti di produzione più ampia. Il mondo romano si rivela straordinariamente moderno: accanto ai pezzi unici convivono le produzioni in serie, accanto al lusso gli oggetti pensati per essere diffusi e replicati.
È qui che il concetto di copia perde ogni sfumatura negativa e diventa invece una chiave di lettura fondamentale.
Copiare, nel mondo antico, significa rendere accessibile moltiplicando la bellezza. Questa idea prende forma in modo particolarmente evocativo al Cento Trevi nell’allestimento dedicato alle sculture provenienti dalla villa tardo-repubblicana di Fianello Sabino dove l’atmosfera di una dimora aristocratica viene ricreata come un frammento di vita sospeso nel tempo capace di far immaginare non solo gli spazi, ma anche le persone che li hanno abitati.
Proseguendo il racconto si sposta sempre di più verso la dimensione urbana e concreta della produzione artistica. Le sezioni che evocano le officine tardo-antiche della Crypta Balbi restituiscono l’immagine di una Roma in continuo mutamento: una città che si reinventa. Qui l’arte non è mai separata dalla vita quotidiana, ma ne è una conseguenza diretta: ogni frammento racconta non solo una scelta estetica, ma anche una necessità pratica ed un momento storico preciso. Si comprende così come dietro ogni opera non ci sia mai una sola voce, ma un coro di competenze, esperienze e decisioni che si intrecciano rendendo l’arte il risultato di un lavoro collettivo prima ancora che un’intuizione individuale.
Il percorso si chiude con un gesto che riassume perfettamente lo spirito dell’intera mostra: la presenza della riproduzione tattile del Discobolo tipo Lancellotti invita a un incontro diverso con l’opera. Più lento, più intimo, più fisico. Non si tratta solo di guardare, ma di seguire con le mani le linee del corpo, di percepire le tensioni, l’equilibrio, il movimento.
“Artifices. I creatori dell’arte” non è solo una mostra sull’antichità, ma una riflessione sul rapporto profondo tra idea e materia. Uscendo resta la sensazione di aver attraversato non una collezione di oggetti, ma una lunga storia di mani, di lavoro e di intelligenza che dall’antica Roma arriva fino a noi senza mai interrompersi davvero.




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