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L’uomo che vendette la sua pelle

di Rossella Preste

Intro

Ultimo lungometraggio della regista Kaouther Ben Hania, L’uomo che vendette la sua pelle, è stato presentato in occasione della 77a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e la prima pellicola tunisina ad ottenere una nomina come miglior film internazionale agli Oscar 2021.
É uscito in Italia il 7 ottobre 2021 diffuso dalla Wanted, casa di distribuzione milanese indipendente che tratta di “cinema ricercato”.

Trama

Sam Ali (Yahya Mahayni) è un uomo siriano che, per sfuggire dal suo paese e raggiungere la donna che ama in Belgio, decide di vendere la sua schiena al celebre artista contemporaneo Jeffrey Godefroi (Koen De Bouw) perché ne faccia un’opera d’arte.
La trama è ispirata ad una vera opera d’arte contemporanea, Tim (2006-2008) dell’artista Wim Delvoye. Tim Steiner ha venduto il suo corpo al provocatorio artista belga perché lo usasse come supporto per un tatuaggio d’artista. Il suo corpo è diventato una vera e propria opera vivente che è stata messa all’asta e venduta al collezionista Rik Reinking che ne rivendicherà la proprietà alla morte del suo “indossatore”.

Analisi

Uno degli intenti del film è quello di riflettere e presentare i paradossi della nostra epoca e dell’arte attuale. Sin dove ci si può spingere nella ricerca artistica? Un mercato dell’arte avido e sordo che a tutto riesce a dare un prezzo. Quello stesso mercato che l’artista contemporaneo tenta di deridere e scardinare ma nel quale rimane inesorabilmente invischiato. L’etica viene messa da parte, barattata con un’opera da cinque milioni. L’oggettificazione del corpo e il corpo come mezzo d’arte sono tematiche centrali nella Body Art e in generale nelle sperimentazioni performative già a partire degli anni Sessanta.

Il film della regista tunisina è il secondo, tra i più recenti, dopo The Square (film del 2017 diretto da Ruben Östlund) a fare dell’arte contemporanea e dei suoi tabù, il tema centrale.
Il prodotto finale è ben riuscito. La telecamera segue i personaggi da vicino, privilegiando mezzi busti, primi e primissimi piani. Spesso la cinepresa riprende da dietro, con un riferimento insistente a ciò che l’artista desidera di più di Sam Ali per farne la sua opera: la sua schiena. “I want your back” gli dice senza mezzi termini all’inizio del film, dopo essersi paragonato a Mefistofele.

Le scene sono spesso popolate da specchi, pareti riflettenti e fili di perline di vetro. I due innamorati appaiono sulla stessa scena ma il più delle volte separati da un elemento decorativo o posizionati su due piani differenti, in una danza continua di incontro e allontanamento.

L’uomo che vendette la sua pelle

L'uomo che vendette la sua pelle
L’uomo che vendette la sua pelle

uomo

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skin

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man

man
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La musica non è onnipresente ma interviene dove necessario. In parte scritta dal compositore franco-tunisino Amine Bouhafa (che ha già collaborato con la regista in occasione del film La belle et la meute) e in parte presa in prestito dall’opera lirica. Particolarmente ricercata l’aria “Vedrò con mio diletto” dal Giustino di Vivaldi, originariamente cantata da un castrato, che accompagna sia la scena della realizzazione del tatuaggio sia, in forma extradiegetica e di contrappunto, la scena nella casa d’aste. Per accompagnare l’operazione di restauro dell’opera vivente è invece usata la celebre “Recondita armonia” della Tosca di Puccini.

La regista aggiunge, a quella storico-artistica, una componente politica come espediente per entrare nel vivo dell’argomento e come esempio malsano del rapporto tra Occidente ed Oriente. Sam Ali non ha altro modo per lasciare legalmente il paese se non quello di vendere il suo corpo e farsi tatuare una VISA Schengen, un visto per viaggiare in diversi paesi europei particolarmente difficile da ottenere. L’artista tatua il visto in inchiostro colorato, con tanto di codici e bolli regolari.

tatuaggi

tatuaggi
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E, durante l’intervista fatta subito dopo aver completato la sua opera, spiega: “We live in a very dark era. Where if you are Syrian […] you are a person not grata. The walls rise. I just made Sam a commodity, a canvas. So now he can travel around the world. Because in the times we are living, the circulation of commodity is much free of a human being. Thus by transforming him into some kind of merchandise, he now will be able, according to the codes of our time, to recover his humanity and his freedom”. La tematica dell’uso e abuso del corpo travalica il confine artistico per affrontare l’argomento anche in ambito sociale. Nella videochiamata con il figlio, la madre di Sam Ali chiede con terrore se l’artista abbia abusato anche sessualmente di lui e l’Organizzazione per la difesa dei rifugiati siriani interviene in quello che sembra un chiaro caso di tratta di essere umani sfruttati come animali da circo. Sam Ali ha una risposta decisa: “If I sell my back or my ass, it’s non of your business” che chiarisce come la libertà sia un concetto universale e non univoco.

I dialoghi e il detto permettono di creare una seconda linea di lettura.
Quella che vede l’artista come un dio creatore. Jeffrey, esattamente come un dio, plasma la sua creatura e ne è padrone. Esercita sul corpo tutta la sua autorità e lo muove, lo sposta, lo vende e lo sacrifica a suo piacimento. Se l’artista è come Dio, un’altra analogia suggerita a livello visivo e, ancora una volta suggellata dai dialoghi, è quella tra Sam Ali e Cristo: nelle inquadrature, riconducibili alla crocifissione e alla deposizione dalla Croce, e nella forma ricorrente dell’ovale – nelle luci e nelle sculture o nel dettaglio della coda del pavone – che simboleggia la resurrezione. Le parole dette aiutano, ancora una volta, a confermare ciò che le immagini suggeriscono.

“So you wish I die?”
“We’re all going to die, my son.”

La creazione dell’artista viene venduta e lasciata a compiere il suo destino. Ma nemmeno il più cinico degli artisti può sottrarsi all’amore per la sua opera. Esattamente come Cristo, anche Sam Ali risorgerà.

http://wantedcinema.eu

tatuaggi

tatuaggi
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deposizione

deposizione
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Deposizione, particolare, Rogier van der Weyden, olio su tavola (1435-1440)https://it.wikipedia.org/wiki/Deposizione_(Rogier_van_der_Weyden)#/media/File:Weyden_Deposition.jpg

muro

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protagonista

protagonista
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piume

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Copyright : Le immagini sono degli screenshot del film che ho potuto visionare in streaming su Vimeo. Per il dettaglio de La Deposizione dalla Croce di Rogier van der Weydene ho usato la pagina di Wikipedia.

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