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GINEVRA CAVE tra street photography e ritorno alle origini

di Fabiana Maiorano
GINEVRA CAVE

Un’antropologia fotografica

Ginevra Cave

Quello della fotografia è un avvento costellato di polemiche che ruotano quasi tutte attorno all’apparente banalità del gesto, inevitabilmente paragonato ad una pennellata o ad una scalpellata.

Se col tempo il mezzo fotografico si è imposto nel panorama artistico alla pari di pittura e scultura, lo si deve principalmente a menti brillanti che hanno saputo coglierne la novità. Queste hanno dimostrato come il medium sia in grado di esprimere un linguaggio che va oltre la semplice immagine.

La storia della fotografia, tra continue ricerche e sperimentazioni, abbraccia un campo molto particolare che riguarda la sfera umana: l’antropologia, intesa come attestazione di una realtà che indaga i comportamenti umani. La conferma dell’esistenza di una connessione tra le teorie sulla natura umana e la fotografia la si evince osservando attentamente le fotografie di Ginevra Cave. Classe 1993, da un bucolico Mugello dopo il liceo si è catapultata nell’avventura urbana della Bologna universitaria.

Ginevra Cave

GINEVRA CAVE
GINEVRA CAVE tra street photography e ritorno alle origini. Courtesy Ginevra Cave.

La Bologna delle persone che “si comportano” dinnanzi agli occhi della giovane matricola, la quale, con fare voyeuristico, comincia ad immortalare lo stretto rapporto che intercorre tra l’uomo e l’urbanizzazione. Si focalizza sui momenti di solitudine e di silenzio nel caos cittadino.

“Ognuno di noi sperimenta infinite forme di silenzio. È una condizione imprescindibile e necessaria per stare bene con noi stessi. Un equilibrio mentale. Un piccolo momento meditativo da ricercare sia in strada, tra la folla, che in natura tra gli alberi.

Assistiamo, con questa affermazione, ad un radicale spostamento d’interesse che vede l’occhio fotografico muoversi dall’asfalto alla terra. Un ritorno nostalgico alla valle toscana che le ha dato i natali e da cui Ginevra è partita con un nome d’arte che non lascia spazio all’immaginazione. Cave (trad. ingl. “grotta”). Proprio come una grotta questa seconda indagine della fotografa riconduce ad una dimensione più naturalistica e materica, fatta di terra, foglie, boschi e, ovviamente, di esseri umani raccontati nel loro mistico ritorno allo stato primordiale.

Ginevra

Ed è proprio questo il senso del viaggio materico\spirituale di Ginevra: una sorta di “regressus ad uterum”, durante il quale ritrova sé stessa in un perfetto equilibrio naturale.

Questo contrasto di luoghi che abito e fotografo deriva certamente da un mio contrasto interiore, da un bipolarismo che caratterizza l’essere umano in generale. Ed è proprio a questo essere umano che rivolgo le mie attenzioni. É a lui che vorrei dire: non sei invisibile, io ti vedo e ti sento. Permettimi di congelare questo incontro. È un’occasione per entrambi, un dovere per me., conclude Ginevra.

Ginevra Cave

GINEVRA CAVE tra street photography e ritorno alle origini
GINEVRA CAVE tra street photography e ritorno alle origini. Courtesy Ginevra Cave.

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